Ormai ci siamo quasi abituati alle esternazioni pressochè quotidiane dell’onorevole Santo Versace che, come la Madonna pellegrina, passa da una visita all’altra portando in giro il suo “verbo” di politico che ha fatto della coerenza il suo programma elettorale. Infatti, dopo aver accettato l’incarico di assessore in una delle Giunte a getto continuo che il presidente Loiero sforna, mostrando tutta la sua simpatia per la sinistra, si è poi rifugiato tra le accoglienti braccia di Berlusconi e, tanto per cambiare, è venuto a farsi eleggere nella sua (?) terra dalla quale era fuggito dopo aver preso una colossale fregatura, finanziando la squadra di basket Viola, accogliendo il “grido di dolore” lanciato dal suo sodale d’allora, l’onorevole Marco Minniti, la testa più lucida del Pd.
L’ultima di Versace è il ricordo affettuoso di Vincenzo “Dracula” Visco, quello che s’incazzava se non gli trasferivano i finanzieri che indagavano sui maneggi diessini attorno a una grossa banca. Secondo Versace, la cui uscita non sarà certo piaciuta al Silvio nazionale (gliela diamo, Cavaliere, una tiratina d’orecchi?) Visco avrebbero dovuto lasciarlo sulla poltrona delle Finanze, sulla quale siedeva Quintino Sella, anche col nuovo Governo. Masochismo, o colpo di sole ferragostano. Se continua così, il buon Santo finirà col doversi cercare un’altra collocazione, magari accanto a Di Pietro, sempre a caccia di transfughi, basta che la pensino come lui, a morte Berlusconi, il resto non conta.
Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco
Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974.
Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.
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