IL MALE DI UN SILENZIO CHIAMATO RACKET

Una donna piange accanto ad una saracinesca sventrata dal tritolo. Il fuoco ha annerito la facciata del palazzo, all’interno è tutto cenere e fumo nero, ognuno passa e guarda, poi tira dritto. Nell’animo della gente s’è insinuato un terribile veleno, è quello dell’abitudine a vedere ogni giorno scene del genere: Dietro ogni rappresaglia del racket c’è il dramma d’una famiglia, anni di sudore e sacrifici, le lacrime di chi, in un attimo, perde tutto.
Un reato abietto, l’estorsione, che spesso resta impunito perché chi potrebbe parlare non lo fa, le stesse vittime restano prigioniere del loro silenzio e le forze del male hanno vita facile.
Le condanne, le belle parole, i comunicati dai toni infuocati, i suggerimenti dei moralisti da strapazzo, di coloro che, magari, mentre tuonano contro i criminali che taglieggiano e intimidiscono, poi, sotto sotto, “trattano” perché il loro sonno non venga più interrotto dal fragore d’una bomba.
Tutto fa parte d’un copione scritto da tempo.
L’estorsore vive nell’ombra, delinque per conto terzi, a lui, magari, la cosca cui appartiene riserva solo le briciole di questo “fatturato” criminale.
Per chi viene preso di mira, la vita diventa un inferno, nella coscienza si agitano, come in un dramma di Shakespeare, sentimenti opposti.
Andare incontro ai “nemici”, schierandosi dalla parte della giustizia, col rischio certo di dover chiudere, non solo l’impresa, l’attività commerciale, la fabbrica, cambiare tutto, oppure accettare lo squallido compromesso che fa dire a chi del racket ha fatto la sua ragione di vita: anche stavolta abbiamo vinto.

Pubblicato da Francesco Calabrò detto Franco

Nato per caso a Rieti ma calabrese d'adozione e per scelta, è giornalista, iscritto all'Ordine nel 1967 facendo la trafila pubblicista-praticante fino agli esami da professionista nel 1974. Ha iniziato la carriera alla Tribuna del Mezzogiorno di Messina e l'ha proseguita, dopo esperienze al Corriere Mercantile e al settimanale Nuovo Sud, al Giornale di Calabria dove è rimasto per otto anni e mezzo, fino alla chiusura con la qualifica di capo servizio. Dopo una parentesi come direttore di Telejonica Brancaleone, è stato assunto all'Ansa e destinato alla sede regionale calabrese, da dove è andato via due anni dopo per partecipare alla nascita del quotidiano Oggisud come responsabile della redazione di Reggio Calabria. Nel 1985 è stato chiamato alla Gazzetta del Sud, prima alle pagine calabresi, poi alla redazione reggina, e dopo cinque anni, il ritorno a Messina diventando capo servizio coordinatore delle redazioni distaccate di Reggio, Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Numerose le collaborazioni per importanti testate quali Il Giorno, Panorama, Oggi, e trasmissioni televisive quali Linea Diretta di Enzo Biagi. Prima di lasciare l'attività, una breve esperienza al Quotidiano del Sud, quindi il trasferimento a Roma dove per ben dieci anni ha collaborato con l'Ordine nazionale dei giornalisti, commissario d'esame, addetto alle commissioni, coordinatore dei corsi per praticanti, presidente della commissione esteri. Viene considerato un esperto nella formazione degli aspiranti giornalisti. Conclusa anche la parentesi all'Ordine, si è dedicato alla scrittura pubblicando un paio di libri, il più noto dei quali è Il Mestieraccio, diario di 50 anni di professione. Nel contempo, si occupa della comunicazione per una azienda di consulenze internazionali nel settore dell'informatica. Sposato, ha due figli, entrambi liberi professionisti, è tifoso della Roma e segue la squadra della sua città, la Reggina. Quando gli impegni glielo consentono, si rifugia nella quiete di Cannitello, sullo Stretto di Messina, la città da dove la sua avventura nel mondo del giornalismo è iniziata e si è chiusa.

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